Agricoltura, selvicoltura e pesca in Italia

  • Posted on: 2 October 2016
  • By: admin

Come altri rami dell'economia italiana, l'agricoltura è stata caratterizzata storicamente da una serie di disuguaglianze, sia a livello regionale che sociale. Fino alla riforma agraria del 1950, la maggior parte dei terreni coltivati italiani era proprietà, e veniva gestita, della classe nobile, e la maggior parte dei lavoratori agricoli era costretta a vivere in condizioni difficili. Si trattava per lo più di lavoratori stipendiati oppure proprietari di piccoli appezzamenti, non sufficientemente estesi per autosostenersi. I lavoratori agricoli godevano di pochi diritti, e il tasso di disoccupazione era elevatissimo, specialmente in Calabria, la regione dalla quale partì lo stimolo per la nascita della riforma agraria. Grazie a questa riforma iniziò la ridistribuzione di grandi appezzamenti tra i contadini che non possedevano terra, garantendo maggiori opportunità lavorative e incoraggiando l'uso efficiente del territorio.

Nonostante il suo parziale successo, la riforma permise di creare molte aziende agricole, in ogni caso ancora troppo piccole per garantire profitti accettabili, oltre a questo gli appezzamenti vennero divisi in piccoli terreni spesso situati in regioni montane poco fertili. Un altro aspetto negativo della riforma fu il danneggiamento della struttura sociale delle comunità rurali. Inizialmente l'EEC riuscì ad aiutare solo in minima parte i piccoli agricoltori italiani, principalmente nella parte sud, mentre le grandi aziende agricole benestanti nella parte nord beneficiarono dei sussidi provenienti dal'EEC. In ogni caso, nel 1975, vennero creati degli aiuti specifici per gli agricoltori con terreni nelle parti montane, e nel 1978 vennero introdotti altri sussidi per consulenze e aiuti per l'irrigazione dei terreni. Oggi giorno, la maggior parte delle aziende agricole italiane sono gestite e proprietà di famiglie.

Dalla seconda guerra mondiale, l'Italia ha sempre fatto registrare un bilancio commerciale negativo per quanto riguarda i prodotti agricoli, molti dei quali vengono consumati internamente, data la grande densità di popolazione a livello nazionale. La maggior parte degli scambi di prodotti alimentari, e di prodotti agricoli stranieri, vengono effettuati con altre nazioni dell'Unione Europea, in particolare con Francia e Germania.

Le pianure italiane ricoprono solamente un quarto dei terreni coltivati, mentre sono molte le coltivazioni su territori collinari grazie al lavoro di modificazione del paesaggio naturale che ha permesso di creare terrazzamenti e l'utilizzo di apparecchiature dedicate all'irrigazione e alla gestione del suolo. L'area più fertile e quella situata nella valle del Po, dove le precipitazioni sono costanti durante tutto l'anno, mentre le piogge diminuiscono in modo sensibile dirigendosi verso il sud della Penisola. Le aree costiere di Puglia, Sicilia e Sardegna possono far registrare delle precipitazioni annuali tra 300mm e 400mm, comparate ai circa 3.000mm di pioggia nelle regioni alpine.

In generale, i terreni agricoli utilizzati possono essere classificati in quattro tipologie: campi agricoli, campi dedicati ad alberi da fruttai, terreni per il pascolo e aree silvestri.