Energia

  • Posted on: 2 October 2016
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La mancanza di fonti energetiche ha senza dubbio limitato il processo di industrializzazione in Italia, ma le quantità limitate di carbone, petrolio e gas naturale hanno portato a grandi innovazioni nello sviluppo di nuove fonti energetiche. Fu la scarsità di carbone, nella seconda parte del XIX secolo, a incoraggiare i primi utilizzi dell'energia idroelettrica, e nel 1885 l'Italia divenne una delle prime nazioni a utilizzare l'energia idroelettrica per alimentare un grande centro urbano, da Tivoli a Roma, attraverso una linea a 5.000 Volt. La rapida espansione di questo settore avvenne nel territorio delle Alpi (dato che l'acqua era in grado di passare in modo efficiente attraverso rocce non porose) e anche negli Appennini (con un trasporto meno efficiente su rocce porose). In ogni caso, le precipitazioni mal distribuite nella Penisola, limitarono la continua crescita del settore legato all'energia idroelettrica. Bisogna però evidenziare che questo settore garantì una buona risorsa energetica dal 1920. Dopo la Seconda guerra mondiale, oltre metà dell'elettricità italiana veniva prodotta attraverso energia idroelettrica, ma la possibilità di espandere questo settore era limitata, e la nazione necessitava di fonti energetiche affidabili per la sua rapida industrializzazione. Con l'inizio del XXI secolo, l'energia idroelettrica non garantiva una produzione sufficiente alla crescente domanda, contando per meno del 20% della produzione elettrica nazionale. Questo portò allo sviluppo dell'elettricità derivante da energia termica generata attraverso carbone, gas naturale, petrolio, nucleare ed energia geotermica.

Nel 1949, venne scoperto il petrolio sulle coste della Sicilia, ma la fornitura era limitata, così l'Italia cominciò ad affidarsi alle importazioni di petrolio, principalmente dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Data la limitata fornitura di petrolio, non sorprende il fatto che l'Italia fosse all'avanguardia nel campo della ricerca nucleare, e nel 1965 furono messe in funzione tre centrali nucleari su suolo italiano. Ne venne aperta una quarta nel 1981. Nonostante questo, arrivando al 1987, l'energia nucleare contava solamente per lo 0,1% della produzione elettrica totale italiana, e un referendum pubblico dello stesso anno portò alla chiusura di tutte le quattro centrali. Questa problematica sorse nuovamente nella prima parte del XXI secolo, quando venne presentata al Governo una proposta per aumentare decisamente la produzione di energia attraverso l'uso di centrali nucleari. Durante un referendum tenutosi nel giugno 2011, pochi mesi dopo il disastro di Fukushima in Giappone, gli italiani mostrarono il loro rifiuto rispetto a tale possibilità. D'Italia rimase comunque un grande consumatore di energia generata attraverso fonti nucleari, dato che la maggior parte delle sue importazioni provengono da Francia e Svizzera.

Il gas naturale è stato una scoperta fondamentale. Il suo sfruttamento su larga scala iniziò attorno agli anni '20, con i maggiori giacimenti sfruttabili presenti nella valle del Po. Successivamente, la ricerca di questa risorsa naturale si concentrò sui giacimenti offshore lungo la costa adriatica. Durante gli anni '70 iniziò l'aumento delle importazioni di gas naturale, è arrivando all'inizio del XXI secolo, circa tre quarti del gas naturale italiano proveniva da importazioni, principalmente da Algeria, Russia e Olanda. In Italia esistono circa 30.000 km di condotti per il trasporto di gas. L'utilizzo di gas naturale è cresciuto a spese di quello del petrolio, il quale negli anni '90 era la fonte energetica principale della produzione elettrica Italia. Arrivando al XXI secolo, il gas naturale garantiva oltre metà della produzione energetica totale in Italia. In generale, i combustibili fossili contano per circa il 90% del consumo energetico totale in Italia.