Selvicoltura

  • Posted on: 2 October 2016
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La selvicoltura italiana ha sofferto dello sfruttamento eccessivo del passato, in antichità ad opera dei romani e successivamente durante il XIX secolo, quando era necessaria molta legna per la costruzione di tunnel sotterranei e traversine ferroviarie. Meno di un terzo del territorio è classificato come foresta e altre tipologie di territori boschivi. Continui sforzi dediti al riforestamento di certe aree stanno garantendo gradualmente degli effetti positivi. Per esempio, verso la fine del XX secolo, la produzione di legname, dopo essere diminuita durante la metà degli anni '70, riuscì quasi a ritornare agli elevati livelli mantenuti durante gli anni '60.

La maggior parte delle aree forestali italiane sono composte da alberi con foglie larghe, mentre le conifere contano per circa un quinto del territorio. Le foreste di alberi con foglie larghe sono ben distribuite nella nazione, con l'eccezione di Puglia, Sicilia e Sardegna. Le conifere sono presenti principalmente nelle colline pedemontane delle Alpi, specialmente nella regione del Trentino Alto Adige, vicino al confine austriaco. Le foreste di castagni sono diffuse nella parte nord degli Appennini e nella zona di Sila In Calabria. Le pianure del nord Italia, la Puglia e la parte sud della Sicilia sono generalmente sprovviste di terreni boschivi.